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GARA KOHAKU

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Informazioni generali

In realtà si tratta di una cerimonia propiziatoria tra due fazioni contraddistinte una dal colore rosso e l’altra da quello bianco e la versione originale prevede che vengano serviti anche delle coppie di manju (che sono dei dolci tradizionali) con ognuno il colore di una fazione, quindi uno bianco ripieno di anko koshian, che è la versione vellutata senza bucce e uno rosso o rosa, anche questo con l’anko ma di tipologia tsubuan ossia più grossolana e con fagioli azuki interi all’interno e mangiati alla fine della competizione per celebrare l'impegno di tutti i partecipanti, indipendentemente dal risultato. Questa tradizione è nata da un antico conflitto avvenuto nel XXII secolo tra la famiglia Minamoto, la stessa di Yoshimitsu e Yoritomo e la famiglia Taira le cui insegne erano rispettivamente bianca e rossa. I due clan ebbero lo scontro decisivo nella guerra di Genpei (1180-1185), dando vita ad conflitto totale e sanguinoso che lacerò il Giappone. Quando i Minamoto vinsero definitivamente, le due fazioni (e i loro rispettivi colori) cessarono di combattersi. Unire il manju Rosso (Taira) e il manju Bianco (Minamoto) nella stessa confezione fu il simbolo di riconciliazione, armonia e fine delle ostilità. Metterli insieme significava che il tempo della guerra era finito e che i due opposti ora coesistevano in pace. Da allora, ogni qualvolta due squadre sono in competizione si dividono in squadra rossa e squadra bianca e la gara prende il nome di kohaku-jiai. Una delle rivisitazioni più comuni, da cui prende spunto anche in Urusei Yatsura, è chiamata Kohaku Tamaire, dove appunto la squadra bianca e quella rossa si sfidano nel lanciare il maggior numero possibile di palline o sacchetti di sabbia all'interno di un cesto posizionato in alto su un palo entro un tempo prestabilito e chi mette più palline o sacchetti del proprio colore è naturalmente il vincitore. Ci sono poi diverse varianti come appunto quella dei cesti separati o che si muovono per rendere ancor più difficile la mira. 

Curiosità

Il nome

Letteralmente kohaku significa  “cremisi e bianco” oppure “rosso e bianco” ed è detta anche “coppia di buon auspicio” sia perchè legata alla vicenda di riappacificazione e armonia spiegata nelle info generali, sia per il simbolismo puro dei colori che la formano in quanto il rosso rappresenta l'energia vitale, il sole e il sangue. È anche il colore della protezione e si crede che abbia il potere di scacciare gli spiriti maligni, le malattie e i disastri. Si trova imperante nei santuari, sia nella struttura che naturalmente nei Torii. Il bianco invece simboleggia la purezza, la luce e la sacralità. È il colore degli dèi e dei rituali di purificazione. Queste due cose combinate era quindi una sorta di  rito di purificazione e buon augurio per il futuro. Proprio per questo i kohaku manju vengono offerti, naturalmente senza una sfida tra due gruppi, in occasioni speciali e liete come matrimoni, nascite, lauree e durante il festival musicale di capodanno.

 

Giochi scolastici 

Il Kohaku Tamaire è praticato specialemente durante i festival sportivi scolastici chiamati undokai nei quali è un classico intramontabile. 

 

Arti marziali

Il termine kohaku-jiai, che letteralmente significa “confronto tra bianco e rosso”, è usato anche per il tradizionale formato di torneo nelle arti marziali giapponesi che comprendono il Judo e il kendo. 

 

Altri simbolismi

Nella simbologia popolare, la combinazione dei colori del kohaku rappresenta anche l'unione degli opposti come “maschile e femminile”, “inizio o fine” o anche “terra e cielo” e queste generano fortuna.

Citazione o presenza in Urusei Yatsura

Lo scontro tra gli Oni e gli Dei della fortuna è praticamente una gara Kohaku Tamaire. L'unica differenza è che in Lamù i cesti che debbono raccogliere le palle sono sui due piatti di una bilancia gigante e le palle che debbono essere messe all'interno sono delle bombe.

Presente in Urusei Yatsura

puntata serie tv : La grande battaglia

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